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Produrre all'estero fa bene alle imprese italiane

Uno studio del politecnico di Milano dimostra che produrre all'estero fa bene alle imprese italiane e crea nuovi posti di lavoro. Esportare all'estero fa bene all'azienda per quanto riguarda i costi e permette alle aziende di piazzarsi in mercati ancora sconosciuti.

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È quanto emerge da uno studio condotto dal Politecnico di Milano che ha analizzato oltre 300 Pmi nazionali le quali hanno investito direttamente all’estero aprendo un impianto produttivo attraverso una società locale che risponde alla “casa madre” italiana. Alcune di queste attraverso forme proprie di finanziamento, altre attraverso Simest (la società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che finanziando l’espansione delle Pmi ne acquisisce partecipazioni di minoranza).

Un incremento della quota di produzione spostata all’estero genera un aumento netto dei margini aziendali ed accresce la redditività delle imprese.  Grazie alla delocalizzazione della produzione si ha la possibilità di espandere il proprio mercato a nicchie e segmenti ancora sconosciuti e la presenza dell’azienda diventa un’ottima possibilità per conquistare nuovi mercati ancora non saturi
L’internazionalizzazione, e in particolare la delocalizzazione produttiva, vengono spesso considerati con preoccupazione per la possibile riduzione dei livelli di produzione nel territorio nazionale o la perdita di know-how. Tali preoccupazioni sono infondate perché i risultati delle analisi dimostrano che nel complesso le aziende che investono all’estero non riducono la domanda di lavoro in Italia. La loro performance in termini di produttività, fatturato e occupazione appare migliore di quella di imprese simili che non si sono internazionalizzate. Inoltre l’effetto dell’internazionalizzazione sul mercato locale del lavoro genera un aumento della domanda di lavoratori più qualificati relativamente a quelli meno qualificati.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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